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Storia familiare e relazioni

Psicogenogramma junghiano e costellazioni individuali

Lo psicogenogramma junghiano e le costellazioni individuali nel racconto di due casi clinici: una riflessione di Maria Montanari sulla storia familiare.

«Lo faccio al posto tuo», «Ti seguo»

Per comprendere meglio la parte teorica della Psicogenealogia junghiana e delle costellazioni individuali, ho ritenuto opportuno presentare due casi clinici, per me particolarmente significativi dell’uso degli strumenti analogici che, in alcuni casi, possono affiancare il colloquio psicologico, perché aprono ad altre dimensioni.

Primo caso: la rabbia e la storia familiare

Chiara arriva in seduta, portando come motivazione esplosioni di rabbia che la destabilizzano e a cui non riesce a dare un significato. Si decide con Chiara di esplorare le dinamiche della famiglia di origine per capire come la rabbia è stata accolta all'interno della famiglia stessa. Si esplorano inoltre i contesti nei quali la rabbia si manifesta, per trovare al loro interno agganci a eventuali episodi del passato.

Anche se i colloqui conducono Chiara ad una buona consapevolezza della realtà familiare, la rabbia di Chiara pare non voler cedere il passo. A questo punto io e Chiara decidiamo di affrontare insieme un percorso diverso. Decidiamo di prepararci ad una seduta nella quale disegneremo lo psicogenogramma, cioè un albero genealogico fino alla terza generazione, in una lettura junghiana.

Inaspettatamente emerge che in una generazione precedente un avo ha sperperato una notevole ricchezza, dilapidando così un’eredità e non permettendo ai discendenti di poterne godere. Chiara sente a questo punto emergere dentro di sé una forte rabbia. Ci soffermiamo per capire insieme se le sfumature di questa sensazione possono essere le medesime che prova nei momenti di disagio. Chiara le riconosce.

Nella lettura simbolica che costruiamo insieme, Chiara sente di aver caricato su di sé un fardello di una generazione precedente, di una ingiustizia perpetrata ai danni dei discendenti della quale è arrivato il momento di liberarsi. Decidiamo insieme di mettere in atto un congedo simbolico dal passato, in modo che Chiara possa riprendere in mano la sua vita senza avere più debiti da pagare.

Secondo caso: dare forma alla solitudine

Michele arriva nel mio studio riferendomi di avere una vita appagata a livello lavorativo e sentimentale, ma di accusare una profonda solitudine, a suo avviso ingiustificata. Chiedo a Michele di disegnare questa solitudine. Michele disegna due alberi uguali e ai piedi di uno degli alberi Michele disegna se stesso seduto mentre guarda l'altro albero solo.

Esploriamo, sul piano simbolico, l’ipotesi della perdita di un gemello in utero. Decidiamo di mettere in atto la cosiddetta costellazione del gemello, una costellazione individuale per dare forma a questo vissuto. Il disegno e la costellazione non consentono di accertare che un gemello sia realmente esistito o sia scomparso prima della nascita.

Si chiede quindi a Michele di sentire il peso di questa presenza che lo rende così solo e nello stesso tempo sarà necessario che Michele, pur nell'accoglienza del suo gemello, lo lasci andare. Il lavoro simbolico si orienta verso la possibilità che Michele riprenda in mano e onori la propria vita, senza trasformare l’immagine emersa in un fatto biografico accertato.

Gli ordini dell’amore nella prospettiva di Hellinger

Hellinger ha intravisto nella sofferenza e nella malattia quello che definisce il “credo e la speranza del bambino”. Nel suo modello, questo vissuto può assumere forme diverse:

Il desiderio di prendere su di sé la malattia, l’infelicità o la morte di qualcuno della propria famiglia.

La speranza di poter barattare con Dio o con il destino e liberare altri dalla malattia e dalla sofferenza attraverso la propria, o di sottrarli alla morte sacrificando se stessi.

Il sentire di dover morire per incontrare ancora una volta una persona amata, che non si è riusciti a salvare e che la morte ha portato via.

Sono immagini con cui Hellinger descrive il vissuto di sacrificio nei legami familiari: non indicano che il sacrificio personale possa curare la malattia o evitare la morte di un’altra persona.

Alcune volte in terapia ci troviamo di fronte a nodi che non riusciamo a sciogliere.

Anzi, pur nella sofferenza, sembra che la persona che chiede aiuto non si autorizzi a uscire dall'impasse.

La domanda che a noi terapeuti sorge è “Come mai? Perché pur avendo consapevolezza della propria sofferenza non la si può lasciare andare?”

Hellinger suggerisce un approccio diverso. Chiedersi “per chi lo si sta facendo?”

Ripercorrere attraverso lo psicogenogramma la storia di tre generazioni apre la storia dell'individuo. Può aprire nuove prospettive e alleggerire il senso di responsabilità di portare su di sé il peso di ciò che non è stato risolto.

Nel linguaggio di Hellinger, ogni generazione rappresenta un “ordine dell’amore” e ogni “ordine” ha il dovere di prendersi cura di sé con le sue modalità.

Agli “ordini inferiori” non spetta occuparsi di quelli superiori, pena la sofferenza.

Il fiume scorre in avanti, remare controcorrente può alimentare la sofferenza.

Individuare i nodi che ancora ci tengono legati al passato, in una sorta di dovere, è la strada verso una maggiore leggerezza di vivere.

La parola e gli strumenti analogici

La parola attraverso cui verbalizziamo i nostri vissuti è uno strumento fondamentale, perché ci aiuta a prendere familiarità con ciò che spesso è confuso. Mettiamo ordine.

Affiancare ad essa altri strumenti analogici che portano alla luce l’inconscio può rappresentare un percorso più completo.

Nel mio lavoro, le costellazioni individuali sono uno degli strumenti per dare un senso a ciò che non può essere verbalizzato.

Mettere ordine fra gli ordini dell’amore.

Bibliografia

  • Hellinger, Bert. Gli ordini dell’amore. Universale Economica Feltrinelli, 2025.
  • Hellinger, Bert. Gli ordini dell’aiuto. Tecniche Nuove, 2007.
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